Qui
il consesso cittadino raggiunse, punte mai registrate prima, per
cui, durante il rettorato del Sac. Giovanni Tommaso Morana (1770),
si avvertì l'esigenza di ampliare e rinnovare la chiesa divenuta
angusta per l'aumentato afflusso di fedeli. La pianta rettangolare
fu trasformata in circolare (le sue dimensioni vogliono riprodurre
la cupola della Chiesa Madre crollata nel 1893) e l'ingresso fu
trasferito sulla piazzetta chiamata "Addolorata", dove
attualmente si trova. Si rese quindi necessario creare una nuova
abside sull'asse d'ingresso, dove si trova collocato il Simulacro
dell'Addolorata, lasciando nel posto originario la primitiva cappella
della "Madonna del Fulmine". |
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L'esecuzione
dei lavori fu affidata al capo mastro Pietro Russo e i lavori, come
attesta la lapide posta sul prospetto, durarono dal 1786 al 1790.
In quell'anno la chiesa veniva aperta al culto e, per la devozione
alimentata dai confrati della Congregazione e dallo zelo del rettore
Sac. Morana verso la Madre dei Dolori, essa fu intitolata a "Maria
SS. Addolorata".
Ma l'opera non era ancora del tutto completa: mancava un'immagine
dell'Addolorata, che esprimesse più intensamente il suo dolore
rispetto a quello esistente. |
L'incarico
fu affidato ad un sottufficiale in servizio presso il vicino quartiere
militare; egli era abile nello scolpire il legno e proveniva dalla
scuola napoletana. Il militare, di cui si ignora il nome, scolpì
il volto, le mani e i piedi in legno di cipresso, mentre il Sac.
Donato ne completò l'opera con la pittura, realizzando la
tunica e il manto (in cartapesta), come usavano le signore del tempo. |
Quel
Simulacro innamorò tutti, commosse tutta la cittadinanza,
perchè esprimeva abbastanza bene il dolore di una Madre che
eveva perduto il suo diletto figlio, e una pietà profonda
(il risultato ancora oggi è sotto i nostri occhi..., tutti
possiamo ammirare in quel volto un dolore da non potersi facilmente
descrivere). |
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Il 13 Settembre
1818 la Chiesa fu consacrata solennemente da Mons. Isidoro Spanò,
Vescovo di Nemes, mentre il 10 Gennaio 1819 veniva aggregata "ad
perpetuum" alla Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore
di Roma.
Il 15 Settembre
1997 Mons. Emanuele Catarinicchia, Vescovo di Mazara del Vallo,
per accrescere sempre più la devozione verso la Vergine
Addolorata, ha elevato la chiesa a Santuario Mariano Diocesano,
riconoscendola ufficialmente "luogo di preghiera e di culto".
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Tale riconoscimento
concesso dal Vescovo alla casa della Madonna vuole essere, alla
luce degli avvenimenti, il compimento di un tragitto luminoso
durato secoli e un dono grande che Maria ha voluto fare ai suoi
devoti figli marsalesi alle soglie del terzo millennio.
I marsalesi
e i pellegrini, specialmente in questo anno Giubilare incontrando
nel Santuario la Vergine Madre, potranno sperimentare la potenza
della preghiera.
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Attraverso
l'incontro silenzioso con la Madonna, essi troveranno l'occasione
per aprire il loro cuore amareggiato e sfiduciato e porre ai piedi
della Madre Misericordiosa il loro pesante fardello di solitudine.
Ritornando
alla propria casa ed alla quotidianità della vita cristiana,
avranno una speranza nuova in un domani migliore.
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